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Bordonchio

Fra le diverse zone di Bellaria Igea Marina, Bordonchio si distingue per il rinvenimento dei più antichi insediamenti abitativi del territorio, che risalgono al periodo della romanità, testimoniati da vari reperti databili tra il I secolo a.C. e il IV secolo d.C. Nelle epoche successive, dal Medioevo agli ultimi decenni del XX secolo, Bordonchio si è caratterizzata quale importante area rurale. Ne sono indizio, oltre a documenti di un’antica pieve, la presenza di Castellabate sorta su un sito risalente all’epoca romana, dell’Abbazia a Donegalia (sec. XIII), di cui resta qualche elemento architettonico, del Castello Benelli, eretto nell’area di un antico castrum; questi edifici fungevano anche come depositi per la conservazione delle produzioni agricole. I palazzi, nell’800 e nei primi decenni del 900, furono residenze di campagna di famiglie della nobiltà terriera. A ricordare la civiltà contadina restano ancora, disseminate un po’ ovunque, i ruderi di case coloniche tradizionali di tipo cesenate-riminese, gran parte delle quali edificate negli ultimi due secoli.
Via Popilia detta anche via Romea
L’antica via Popilia, il cui tracciato correva in prossimità dell’attuale via Ravenna, mostra tracce di storia e di memoria legate alle antiche forme di antropizzazione del territorio comunale. Nel 132 a.c. il console Publio Popilio Lentate tracciò sul litorale adriatico la via che prese il suo nome. La via Popilia partiva da Ariminum, l’odierna Rimini e, passando per Ravenna e Adria, giungeva fino ad Aquileia; il percorso corrisponde all’incirca all’odierna Statale 16. Al settimo miglio attraversava il borgo di Bordonchio (forse da burdunculus, “piccolo mulo”), stazione di posta per le cavalcature. A Bordonchio sono affiorati molti ritrovamenti archeologici come la stele di Egnatia Chila (I sec. d. C.), alcune parti del pavimento a mosaico di una villa urbano-rustica (IV sec. d. C.), ed oggetti funebri attualmente esposti al “Museo della Città” di Rimini, e in piccola parte al “Noi. Museo della storia e della memoria di Bellaria Igea Marina”.
Chiesa di San Martino
La chiesa di San Martino di Bordonchio è stata costruita tra il 1765 ed il 1806, nei pressi dell’antica pieve di S. Martino in “Burdunclo”, nominata in documenti ravennati anteriori al mille. Essa presenta una pianta a croce latina, mentre l’interno è di stile settecentesco. Da notare il crocefisso, un dipinto di scuola emiliana del ‘700, un organo ottocentesco, nonché pregevoli arredi d’epoca.
La crescita della popolazione e dei fedeli della parrocchia di Bordonchio ha portato alla costruzione di una seconda chiesa posta vicino a quella storica, consacrata nel 2011.
Chiesa di San Martino, Federica Giorgetti, 2018
Chiesa di San Martino, altare, Silvia Cesari, 2018
Chiesa di San Martino, organo ottocentesco, Silvia Cesari, 2018


Donegaglia, Donegalia o Donegallia
A poca distanza dall’Uso si trova un edificio che reca evidenti tracce medievali: l’Abbazia di Donegalia istituita intorno al 1200 da monaci benedettini. Sottoposta prima alla Pieve di Bordonchio, poi a quella di Santo Spirito e all’Abbazia di Scolca (Rimini), giunse a possedere nel XV secolo più di duecento ettari di terreno.
Ricostruzione dell'Abbazia di Donegaglia, Cecilia Coppola, 1994
Castello Benelli
La nobiltà terriera ha dato sempre grande importanza ai simboli del potere. Così fu per il conte Pietro Spina, che eresse nel XIX secolo questo castello di forme quattrocentesche, nel luogo in cui nel medioevo sorgeva il “Castrum Libani” e, più di recente, una dimora di caccia dei Malatesta. Nel 1917 divenne proprietà dell’imprenditore Ignazio Benelli, che diede un grande impulso alla modernizzazione della tenuta, restaurando le vecchie case rurali e introducendo nuove colture. Né le leggi sulla limitazione del latifondo, né la fine dei contratti di mezzadria, spesso decisiva per il tramonto delle grandi famiglie terriere, riuscirono a dissolvere la proprietà della famiglia Benelli, la cui azienda agraria figura ancora tra le più grandi della provincia.
Castello Benelli, Federica Giorgetti, 2018
Castellabate
“A Castellabate si trovava l’incrocio tra la via Popilia e la via del Confine, un antico asse viario di età repubblicana che delimitava verso nord il territorio centuriato riminese. Presso l’incrocio sorgeva un edificio monumentale, probabilmente un tempio, al quale sono riferibili i numerosi elementi architettonici in marmo sparsi nell’area. Si conservano inoltre le strutture di una “tumba” (edificio fortificato) e un piccolo ponte sul rio Pircio, entrambi risalenti all’epoca malatestiana” (vedi http://www.riminiromana.it/it/luoghi/castellabate).
Nel 1848 Pio IX lasciò Roma per Napoli: erano gli anni contro la politica neutrale del papato nei confronti dell’Austria. Il conte Giuseppe Bennicelli, incaricato di vigilare sull’incolumità del Papa, ricevette in dono a titolo di riconoscimento per il servizio prestato, la tenuta di Castellabate con il castello, distrutto poi nell’ultima guerra. Come molte grandi proprietà, dopo periodi di grande sviluppo, sotto la pressione dei grandi cambiamenti sociali del dopoguerra, vennero i periodi di difficoltà, con i conti economici negativi e l’invitabile frantumazione della tenuta. Dalla disgregazione del grande latifondo sono sorte piccole proprietà contadine. Vi furono immigrazioni di coloni marchigiani, specie nelle zone della Valletta e di Bellaria Monte, poi negli anni cinquanta l’agricoltura cessò di avere quel ruolo primario che aveva sempre tenuto in queste zone, a favore di attività ben più redditizie. Valga un esempio per tutti: nel 1939 con un quintale di grano un colono poteva acquistare un vestito e un paio di scarpe, nel 1994 con lo stesso quintale non poteva permettersi nemmeno un terzo di un paio di scarpe. In questo banale paragone sono racchiuse le vicende e gli sconvolgimenti di un mondo di cui oggi a stento riusciamo a ricostruire la trama, ma che ciononostante continua a esercitare su di noi una grande attrazione e forse anche un po’ di nostalgia. L’edificio oggi ospita un ristorante.
Ricostruzione di Castellabate, Cecilia Coppola, 1994
Case rurali
Nella pianura attraversata dall’Uso e nella prima collina si possono vedere, ormai non più abitate, le case rurali tradizionali del tipo cesenate-riminese. L’elemento saliente di questo tipo di dimora è il portico che la cinge in tutto il lato maggiore rivolto a mezzogiorno e spesso anche nei due lati minori. Il tetto del portico, sostenuto da pilastri o colonne in cotto, taglia, nella versione più antica, le finestre del primo piano a metà al fine di permettere dall’interno la visione contemporanea dei campi e dello spazio dove sono ospitati attrezzi, carri, stalle con piccoli animali, il forno e, talvolta, il pozzo circolare. All’interno del portico tre accessi consentono l’ingresso alla casa. Quello centrale ad arco si apre su una rampa di gradini che portano al piano superiore dove si trovano la cucina, le stanze da letto e il granaio. Gli accessi laterali più larghi ad architrave, conducono alla stalla, alla stanza del telaio e alla cantina. Il portico si apre sull’aia, delimitata da alberi e siepi, prolungamento esterno della casa, con i pagliai di forma cilindrica sorretti al centro da un palo, che è detto alla latina “meta”, le cataste dei sarmenti per il forno e il camino.
Queste case rurali erano abitate da una numerosa famiglia che con un contratto di mezzadria coltivava un fondo di estensione variabile fra i cinque e i quindici ettari, secondo tecniche rimaste pressoché immutate dal medioevo alla prima metà del XX secolo.
Il passaggio dobbiamo immaginarlo pressappoco uguale a quello cantato dal poeta latino Virgilio nelle “Georgiche” e, in tempi più recenti, da Giovani Pascoli in “Myricae”.
Oggi tutto questo è poco riconoscibile poiché sono mutati i rapporti economici e sociali oltre ai metodi di coltivazione. Non resta che cercare, con pazienza, i segni di quel tempo e ammirare le nuove colture che sono pur sempre una gioia per gli occhi.
Casa rurale, Silvia Cesari, 2018
Oggi il territorio di Bordonchio, ricoperto in buona parte da fondi agricoli, è sede della nuova area di sviluppo artigianale, in prossimità della quale, sulla via Ravenna, sorge il Centro di aggregazione giovanile Kas8. A mare della stessa via si trovano il Cimitero, nuovi insediamenti residenziali e importanti servizi per lo sport ed il tempo libero fra i quali il Parco del Gelso, il Centro Sportivo Gelso, il Palazzetto dello Sport.

Per saperne di più
Mario Foschi, Da Burdunculum a Igea MarinaFrammenti di storia e cronache secolari del territorio bordonchiese, Rimini, Ramberti, 1994.

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Info

Servizio Beni e Attivita' Culturali, Politiche Giovanili e Sport
Sede Biblioteca A. Panzini - Primo Piano
Viale Paolo Guidi, 108 – 47814 Bellaria Igea Marina
Apertura al pubblico:
dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 13.00, giovedì dalle 10.00 alle 17.00

Telefono: 0541.343747 - 0541 343746
Email: a.montanari@comune.bellaria-igea-marina.rn.it
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