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Vittorio Belli

(1870 - 1953)
Il “padre” di Igea Marina


La famiglia di Vittorio Belli, di nobile discendenza, si era cimentata durante il secolo precedente in varie iniziative commerciali quali fabbriche di laterizi, di alcool e nell’importazione dei vitigni del Pinot. Il padre Domenico, appassionato agronomo, ebbe successi nell’impianto sperimentale di orti e frutteti in zone palustri e sabbiose del litorale e coltivò quindi con profitto alcuni ettari di vitigno presso Bordonchio. Vittorio seguì gli studi di medicina e divenne assistente onorario della Clinica medica del prof. Murri a Bologna. Partì per l’Eritrea dove si trovavano due suoi fratelli, Pio e Luigi, ed iniziò ad occuparsi di botanica tropicale. Lì Luigi stava dimostrando le potenzialità agricole della colonia riuscendo a mettere a coltura caffè, agrumi, olivi.
Vittorio Belli nel 1910 circa, collezione privata Bruno Belli
Ritornato a casa nel 1904 (era partito nel 1899) s’interessò all’acquisto di un tratto della distesa dunosa che, per oltre un chilometro si estendeva dallo scalo del Rio del Moro (che ribattezzò Rio Pircio) verso Bellaria. L’anno successivo abbandonò l’attività di medico e concentrò tutte le energie intellettuali ed economiche nell’elaborazione di un piano che trasformasse radicalmente quel luogo desolato in un’oasi verde, sulla quale sarebbe armonicamente nato un centro di vacanze modello: attrezzato sia per le cure marine, con un moderno stabilimento idroterapico, sia come centro di cultura, dotato di una grande biblioteca e di una preziosa collezione artistica. Egli era anche studioso di storia dell’arte. Possedeva una raccolta di cinquemila volumi, trecento quadri, un migliaio di stampe artistiche, monete antiche, maioliche ed altri vari oggetti d’arte.
Vittorio Belli nella pineta di Igea Marina, collezione privata Bruno Belli
Assoldando squadre di operai iniziò subito con la livellazione del terreno un’ingegnosa opera di bonifica. Poi predispose un piano regolatore che prevedeva aree fabbricabili suddivise in lotti circondati da siepi di sempreverdi, tracciò un sistema viario a maglie ortogonali, scavò pozzi artesiani utilizzando le ricche falde sotterranee, quindi procedette alla piantagione di migliaia di pinoli per un quinquennio.

Questo ingente lavoro restò opera del solo Belli che, investito qui il suo patrimonio e fissata la propria residenza, visse isolato, vigilando di persona sia sulle fasi di crescita della vegetazione che sulla incolumità della stessa, continuamente insidiata da falciatori d’erba, raccoglitori di legna e dal pascolo abusivo degli ovini.

Immediatamente dopo la prima fase di assestamento, Belli procedette ad incentivare la vendita dei lotti attraverso inserzioni pubblicitarie; la prima comparve sul primo numero di un nuovo giornaletto balneare, «Il Gazzettino Verde», che uscì nel luglio 1906. La dicitura annunciava il nome della neonata località che Belli ha battezzò Igea Marina; l’annuncio riportò disegnata l’intera superficie con la suddivisione dei lotti con sotto questa didascalia:
«il piano regolatore della località divisa in 200 aree fabbricabili ognuna in diretta comunicazione col mare e larghi viali ombreggiati. Abbondantissima e ottima acqua perenne, saliente 7 m sul suolo. Aria salubrissima, ottima spiaggia, mare limpido lontano dai fiumi. Per acquisto aree fabbricabili e costruzione ville signorili ed economiche da L. 2.500 compreso area con giardino rivolgersi Dott. Vittorio Belli - Rimini».
Furono questi gli anni in cui nacque Igea Marina, anche se non proprio, occorre dire, secondo le modalità che il dott. Belli aveva previsto.

A vent’anni dalla sua opera di rimboschimento egli conseguì i primi riconoscimenti ufficiali per i risultati del prezioso lavoro di bonifica. Infatti riuscì, in tempi relativamente brevi, a creare un’oasi verde, mostrando un modello insediativo a servizio turistico che teneva conto di determinati valori ambientali. Tali convinzioni lo indussero a presentare i risultati scientifici dell’impresa in due brevi relazioni; la prima preparata per essere presentata ad un congresso di studi talassoterapici tenuto a Rimini nell’estate del 1923 (vi giunse tuttavia in ritardo e venne pubblicata sul periodico forlivese «La Riviera Romagnola», il 22 novembre); la seconda su «La valorizzazione delle dune e delle sabbie litoranee» col titolo: «Il rimboschimento della riviera romagnola da Cervia a Cattolica», pubblicata sullo stesso giornale il 24 gennaio successivo. Questi articoli, oltre a proporre un’ipotesi di trasformazione territoriale con funzioni di arricchimento ambientale attraverso la valorizzazione dei caratteri climatici della costa, testimoniava una tempestiva denuncia nei confronti dell’indirizzo politico e culturale sull’uso del litorale:
«Un argomento che imperioso s’innesta sulla larga trattazione delle cure marine è quello che concerne le condizioni igieniche, estetiche ed agricole del litorale. Questa lunga zona arida e sterile, a dune sabbiose mobili, come quella che più di ogni altro terreno assorbe lavoro e spese, e poco rende in prodotti agricoli, fu sempre solo per brevi tratti coltivata ad ortaglie dai più miseri agricoltori, (...), perpetuando le condizioni meno favorevoli ad un risanamento igienico della spiaggia. In mezzo secolo, da che ebbe da noi inizio l’attuale sviluppo delle cure marine, e la conseguente industria balenare, poco o nulla si è fatto dai privati e dagli enti pubblici a vantaggio del nostro litorale, troppo invece a suo danno.
La costruzione della ferrovia Rimini-Ravenna ha aumentato maggiormente la zona bassa e paludosa con le infauste cave di prestito, che furono tollerate per malintesa economia (...).
un delizioso tratto di pineta di oltre un chilometro, a su del torrente Uso, è stato, con malinteso spirito speculativo, distrutto senza che una sola parola di opposizione si sia levata da parte di alcuno (...).
Perché la nostra regione possa incontestabilmente meritare il primato sulle marine balneari d’Italia, che la bellezza della sua spiaggia gli fa giustamente pretendere, non può più oltre tollerarsi che si mantengano tali condizioni della zona litoranea, igienicamente pericolose, dal lato agricolo miserevoli, orride esteticamente. (...).
Necessita che si costituisca ora un Comitato di persone di buona e ferma volontà, che raccolga le adesioni, onde si formi subito un consorzio per il rimboschimento del nostro litorale; e quando una vasta pineta protesa verso l’oriente sorgerà sulla bella riviera romagnola, illuminata dal sole che sorge, e si innalzerà tra il folto dei pini un poetico inno di gloria a Igea, alla dea della salute, forse un pensiero riconoscente sarà rivolto a quei volenterosi, che avranno dato una mano e denaro al compimento di un’opera così utile e bella».
Se i risultati conseguiti premiavano l’orgoglio scientifico di Belli, i capitali privati che dovrebbero completare la realizzazione edilizia della sua «città giardino» turistica tardavano, nonostante Igea Marina fosse, a questo proposito, segnalata di dovere sulla «Guida storico-artistica di Rimini» di Carlo e Luigi Tonini, nella 5a edizione del 1923:
«Igea Marina (...), è per diventare la zona più bella ed igienica del nostro litorale e la più adatta per la costruzione di ville deliziose per privati, per collegi ed ospizi, essendo la località ideale da villeggiatura e da bagni».
E, pure, comparvero inserzioni sulla «Guida del Bagnante»:
«Lido d’Igea Marina – delizioso soggiorno al mare su spiaggia incantevole e saluberissima villeggiatura boschiva – Gite di piacere – Fermata ferroviaria a 10 km da Rimini, linea Ferrara – Piano Regolatore – Viali ombreggiati –Giardini –Acqua saliente di pozzi tubolari – Aree fabbricabili fra i pini – Costruzioni di Alberghi, Pensioni, Ville signorili ed economiche –Ottimo impiego capitali – Rivolgersi Dott. Vittorio Belli – Rimini».
A memoria del Dott. Vittorio Belli è intitolata una piazzetta nel Parco del Gelso di Igea Marina con al centro una sua raffigurazione in bronzo. (Gualtiero Gori).

Per saperne di più
Giovanni Rimondini, Vittorio Belli (1870 – 1953.) La realtà e il mito del fondatore di Igea Marina, Rimini, Panozzo, 1999.
Gualtiero Gori, Quando il mare brucia: Bellaria Igea Marina, Cultura dell’accoglienza e costi sociali nella metamorfosi balneare in una comunità della Romagna, Imola, La Mandragora, 1992.
Mario Foschi, Da Burdunculum a Igea MarinaFrammenti di storia e cronache secolari del territorio bordonchiese, Rimini, Ramberti, 1994.

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